A Quito in Ecuador il nuovo progetto per i bambini

Finalmente il sogno originale per adempiere al sogno di Alessia si potrà compiere. Dopo dieci anni dalla nascita dell’associazione (avvenuta nel 2006), è stato avviato un progetto a Quito, capitale dell’Ecuador, dove la giovane ha passato l’ultimo anno di vita e nel quale ha espresso il volere di far qualcosa per i bambini del terzo mondo.

L’iniziativa coinvolgerà il “Centro Educativo Madre Flora Pallotta” gestito dalle Missionarie della Fanciullezza che si occupa della cura dei bimbi di strada bisognosi e abbandonati.

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Il plesso da ristrutturare

Il presidente di Casa Alessia, Giovanni Mairati, con suor Angela nella struttura gestita dalle "Missionarie della Fanciullezza" a Quito, capitale dell'Ecuador

Il presidente di Casa Alessia, Giovanni Mairati, con suor Angela nella struttura gestita dalle “Missionarie della Fanciullezza” a Quito, capitale dell’Ecuador

La struttura individuata, nonostante la grandissima mole di lavoro e la cura da parte delle sorelle nell’assistere i piccoli ospiti, a causa della mancanza di fondi risulta incompleta e in parte fatiscente: alcuni piani sono inagibili, gli spazi sono troppo ristretti, l’intonaco è tutto da rifare e i bimbi dormono in pochi metri quadrati di stanza, con tutte le relative problematiche legate all’igiene, all’elevato rischio di contagio e al giusto spazio vitale di cui ogni persona ha diritto.

Il progetto della onlus sarà dì, quello di ristrutturare il plesso, donare beni di prima necessità, e fornire il supporto e le giuste comodità che servano a migliorare vita dei “niños di Alessia”. L’associazione ha già iniziato a inviare i primi fondi per l’avvio dei lavori necessarie per far si che questa opera sia compiuta al più presto.

«E’ speranza – commenta Giovanni Mairati, presidente di Casa Alessia –   sia da parte delle Sorelle della Fanciullezza, sia da parte dei tanti volontari della nostra organizzazione,  che la collaborazione avviata recentemente in un clima di amicizia e solidarietà, ottenga presto buoni risultati al fine di tenere alta l’attenzione verso i piccoli bambini di Quito, come quelli che già mia figlia Alessia aveva conosciuto e amato nel suo soggiorno in Sudamerica nel biennio 2003-04. Mi piace pensare che questo sia un ulteriore segno che arriva da lassù».